News: cureremo la glicemia alta con il caffè, o meglio, con il cafestol?

Scritto da Barbara il 08/09/2017 – 18:05 -

Sembra il nome di una medicina ma in realtà è una biomolecola presente nel caffè, più precisamente un diterpene. Da tempo la ricerca scientifica sta studiando il ruolo protettivo esercitato del caffè sulla comparsa del diabete di tipo 2, tanto che negli Usa c’è chi consiglia agli iperglicemici di berne 3-4  tazze al giorno (ovviamente senza zucchero…). Ora questo nuovo articolo appena pubblicato su ACS’ Journal of Natural Products fornisce un importante tassello che sembra aprire la via a futuri approcci terapeutici sia per prevenire che trattare il diabete di tipo 2, il più frequente.

La novità è che i ricercatori danesi, autori dello studio, hanno riscontrato l’efficacia non nella caffeina, ritenuta responsabile di questo effetto terapeutico, ma di un composto mai testato sugli animali fino a oggi, ossia il cafestol, scoprendo che è in grado di migliorare la sensibilità insulinica e la funzionalità cellulare, ritardando o impedendo la comparsa di diabete.

Già in un loro precedente lavoro, i ricercatori avevano visto che il cafestol era in grado non solo di aumentare la secrezione di insulina da parte del pancreas “stimolato” dal glucosio,  ma anche di migliorare l’assorbimento del glucosio nelle cellule muscolari, agendo, in pratica,  come un farmaco antidiabetico comunemente prescritto.

In questo nuovo lavoro, gli studiosi hanno voluto approfondire l’effetto preventivo di questa sostanza sulla comparsa del diabete. Per capirlo hanno somministrato per 10 settimane il cafestol in topi predisposti per il diabete di tipo 2. Alla fine del periodo gli animali avevano livelli più bassi di glicemia sanguigna  e una migliore capacità di secrezione di insulina rispetto al  gruppo di controllo che non aveva assunto il composto in questione. Da segnalare che quest’ultimo non ha causato ipoglicemia, un possibile effetto collaterale di alcuni farmaci antidiabetici.


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