News: pane bianco e pane integrale a confronto, la questione si complica

Scritto da Barbara il 13/06/2017 – 13:32 -

Nonostante si sia tutti convinti che il pane integrale dal punto di vista nutrizionale sia una scelta migliore rispetto al pane bianco, non sono ancora molti gli studi che hanno messo a confronto gli effetti sull’organismo dei due diversi tipi di pane. E a fare un po’ più di chiarezza ci hanno pensato i ricercatori dell’Istituto Weizmann, il cui lavoro è stato appena pubblicato su Cell Metabolism. Nello studio sono state coinvolte venti persone sane. A metà di queste è stata assegnata una quantità di pane bianco confezionato per una settimana, pari al 25% del loro introito energetico, e all’altra metà del pane integrale fresco. Dopo un periodo di 2 settimane private del pane, si è ripetuta la stessa formula per un’ultima  settimana ma le diete per i due gruppi erano state invertite.

Prima dello studio e durante tutto il tempo son stati monitorati svariati parametri. Come la glicemia al risveglio, i livelli di grassi e di colesterolo nel sangue, gli enzimi epatici e i livelli di minerali essenziali come calcio, ferro e magnesio. Sono stati misurati anche diversi marcatori legati ai processi infiammatori. Inoltre i ricercatori hanno anche osservato la composizione e le eventuali modifiche del microbioma intestinale prima, durante e dopo lo studio.

Quali i risultati?

All’inizio, e ciò era molto contrario alla nostre aspettative, non abbiamo trovato differenze clinicamente significative tra gli effetti dei due tipi di pane su uno qualsiasi dei parametri che abbiamo misurato“, racconta Eran Segal, biologo e tra gli autori della ricerca. Andando più avanti nella disamina gli studiosi si sono però accorti che ogni persona mostrava una risposta diversa: c’era chi controllava meglio la glicemia con il pane integrale e chi con il pane bianco. In altre parole, diverse risposte glicemiche alla stessa dieta. Insomma, gli studiosi hanno rilevato che i partecipanti reagivano in modo diverso ai medesimi alimenti. Una delle ragioni di questa variabilità si pensa sia legata alla composizione della flora batterica, fondamentale in tantissimi processi metabolici.

Studi come questi vanno a ingrossare le evidenze scientifiche a supporto di chi pensa che un approccio generalizzato e una dieta unica per tutti siano inefficaci e che occorra  un approccio personalizzato per capire quale alimentazione sia più consigliabile per ognuno, tramite anche l’analisi del microbioma. Nell’attesa che ciò accada, un consiglio generale che mi sento di dare è quello di nutrirsi in un modo amico della nostra flora intestinale, con una dieta ricca di alimenti vegetale e perciò, di fibre.


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