Perché si diventa celiaci? I fattori di rischio più noti e il ruolo emergente del microbioma

Scritto da Barbara il 18/05/2018 – 16:05 -

È una delle intolleranze più diffuse al mondo e può manifestarsi a tutte le età. Si sta parlando della celiachia, una condizione  per il cui sviluppo sono obbligatori due fattori di rischio: il glutine e la predisposizione genetica. Va specificato che non tutti ma soltanto il 30% delle persone che hanno la predisposizione genetica e che consuma i cereali con il glutine – i più importanti sono grano, farro, orzo e  segale mentre riso, mais e miglio non ne contengono – sviluppa la celiachia nel corso della vita. Per la precisione, il 95% dei celiaci presenta i genotipi HLA-DQ2 e HLA-DQ8. La presenza di queste molecole è una condizione sì necessaria però non sufficiente per lo sviluppo della patologia.

Altri fattori di rischio da scoprire

Ma perché, allora, qualcuno diventa celiaco e qualcuno no? Evidentemente esistono degli altri fattori scatenanti, di cui però al momento, non si hanno molte certezze. Uno studio recente del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) ha scoperto che nella quasi totalità dei soggetti affetti da celiachia sono presenti alcuni specifici geni – definiti di rischio o predisponenti la malattia – in quanto associati all’instaurarsi della risposta del sistema immunitario. Insomma, un profilo genetico che esporrebbe ancora di più al rischio di diventare celiaco. Cambiando prospettiva possono essere considerati fattori di rischio la presenza di condizioni che possono favorire la comparsa di celiachia, in particolari le malattie di tipo autoimmune come il diabete di tipo 1, la tiroidite di Hashimoto e l’epatite autoimmune.

Infezioni virali sotto accusa

Altre ricerche hanno rilevato che nei bambini ad alto rischio genetico l’introduzione tardiva del glutine durante lo svezzamento è in grado ritardare lo sviluppo della malattia ma non la evita; oppure che gravi infezioni causate dal rotavirus possano rivestire un ruolo importante. A questo proposito è da segnalare un importante studio tedesco pubblicato un anno fa sull’American Journal of Epidemiology. La ricerca in questione ha mostrato che il rischio di sviluppare la celiachia diventa particolarmente elevato quando si verificano infezioni del tratto gastrointestinale durante il primo anno di vita. In misura minore è stato anche dimostrato un aumento del rischio di celiachia in connessione con le prime infezioni del tratto respiratorio. “Va detto che questi dati non consentono di affermare in modo definitivo che le associazioni osservate siano causali oppure siano basate su cambiamenti del microbioma oppure di particolari risposte immunitarie“, ha sottolineato il primo autore dello studio, Andreas Beyerlein, commentando i risultati. “Tuttavia, sembra che l’aumento del rischio di celiachia sia associato a un’infiammazione permanente del tratto gastrointestinale nella prima infanzia e non sia causato da uno specifico agente patogeno virale o batterico“. E dal parlare di infiammazione dell’apparato digerente al microbioma il passo è davvero breve.

L’importanza della flora intestinale

Per chi non lo ricordasse, l’insieme dei batteri che popolano tutto il tratto intestinale, oltre che flora batterica viene definito microbioma. L’essere umano vive in simbiosi con i miliardi di batteri presenti nel suo organismo ma la densità massima di questi – dieci volte più alta – si verifica nel tratto intestinale e ammonta a circa 100 miliardi. Grazie allo sviluppo delle tecniche genetiche che consentono di analizzare la flora intestinale, in questi ultimi anni sempre più si stanno conoscendo le numerose funzioni che svolgono i batteri. Ad esempio sono fondamentali sia per i processi digestivi che per la difesa contro i microorganismi patogeni, modulano il sistema immunitario e preservano l’integrità delle pareti intestinali. Ed è proprio quando questa integrità viene compromessa che si possono scatenare quelle reazioni su base autoimmune come la celiachia. Peraltro va anche detto che oltre ai batteri con azioni benefiche ci sono anche quelli nocivi: alcuni ceppi generano delle reazioni infiammatorie locali che indeboliscono la barriera intestinale aumentandone così la permeabilità. Per questo è importante seguire una dieta bilanciata e ricca di alimenti vegetali le cui fibre fanno da nutrimento per i batteri “buoni” che così aumentano a scapito dei “cattivi” che non proliferano.

Glutine e microbioma

Il mondo della ricerca sta cercando di capire il ruolo del microbioma nell’insorgenza della celiachia e nel prossimo futuro verranno individuati meglio i numerosi meccanismi alla base di questa complicata intolleranza. Tuttavia già oggi è possibile avere qualche informazione preziosa, come quelle riportate sul numero della rivista Forum Gluten-Free, Journal For Health Care Professionals, che ha dedicato una monografia al rapporto tra celiachia e microbioma. Come già accennato, quando il microbiota si altera e non riesce più a garantire l’integrità della barriera intestinale, diventa più facile l’insorgenza della celiachia (nei soggetti predisposti geneticamente). Il glutine, difatti, arriva all’intestino tenue digerito solo in parte, e i suoi peptoni – ossia i prodotti intermedi della digestione delle proteine – riescono a attraversare la mucosa dando il via a quella reazione infiammatoria tipica della celiachia. Tuttavia resta da chiarire se la barriera intestinale lesionata sia la causa primaria oppure una conseguenza della celiachia.

Negli intolleranti la flora è diversa

Come accade per altre categorie di persone, come gli obesi o chi soffre di malattie intestinali croniche, anche la flora batterica dei celiaci è alterata rispetto a quella degli individui sani, risultando particolarmente ricca di Bifodobacterium bifidum e di Lactobacillus sp. Ma questa differenza si attenua decisamente una volta che viene seguita la dieta senza glutine. Inoltre, nei bambini celiaci ancora a dieta libera è stato riscontrato una presenza alta di ceppi batterici che attaccano la mucosa intestinale rompendone l’integrità. Insomma, anche se ancora non si è compreso se il microbioma alterato sia causa o effetto dell’intolleranza al glutine, si può affermare che la sua composizione è in grado di influire il decorso sia della celiachia che di tante altre condizioni come l’allergia, ad esempio.

I probiotici possono aiutare

Per fortuna qualche buona notizia c’è: alcuni studi hanno dimostrato che l’integrazione dei probiotici alla dieta del celiaco in certi casi può rappresentare un valido supporto per la terapia. Se una corretta nutrizione è indispensabile per il benessere intestinale, è stato visto che in alcuni celiaci, nonostante la dieta (o per una dieta aglutinata non eseguita a regola) continuano a soffrire di disturbi intestinali come la diarrea. Ebbene per queste persone, una volta appurato che il loro microbioma è alterato e in che modo, il trattamento con probiotici o prebiotici viene caldamente consigliato e risulta efficace.

 


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